AMORI ANTICHI – San Valentino al Museo

Per il 2019-2020 il Museo Civico di Rieti ha posto attenzione al tema dell’Acqua, nell’ambito di un progetto più ampio del SIMBAS (Sistema territoriale Integrato dei Musei e delle biblioteche dell’Alta Sabina). Tra i tanti aspetti “emersi” abbiamo anche fatto un vero e proprio tuffo in storie d’amore che hanno a che fare con l’H2O

La prima è quella tra Eco e Narciso. Il mito si apre con concepimento forzato: la ninfa Liriope, dopo essere stata violentata dal dio del fiume Cefiso, rimanendo intrappolata fra le sue onde, diede alla luce un bellissimo bambino, di nome Narciso. Preoccupata per il futuro del piccolo, si rivolse all’indovino Tiresia, il quale le pronosticò che se non avesse conosciuto sé stesso avrebbe vissuto a lungo. Crescendo, il fascino del ragazzo aumentò, tale da far innamorare tutte le giovani fanciulle. Una in particolare, chiamata Eco, lo desiderava ardentemente, ma fu ostacolata dalla punizione inflittale da Era: ripetere all’infinito le parole degli altri, senza poter parlare lei per prima. Stando così le cose, il giorno in cui si avvicinò a Narciso, iniziò a duplicare suoni e parole, traducendo l’incontro in un disastro. Scappata via nel bosco per il dolore, di lei rimase solo la voce. La dea della caccia Artemide, quindi, decise di punire Narciso: avvicinatosi ad un laghetto, dopo una battuta di caccia, per bere e rinfrescarsi, restò rapito da un’immagine che altri non era che il suo riflesso nell’ acqua. Preso da un duplice inganno – non distinguere l’immagine da un corpo reale e non riconoscere sé stesso nell’immagine riflessa – non smise di guardarsi con ammirazione al punto “si innamorò di una vuota speranza”, affogando nell’acqua.

Narciso, Pompei, Domus di Lucrezio Frontone


La seconda storia d’amore è quella tra Numa Pompilio e la ninfa Egeria. Dopo la morte del primo re di Roma, Romolo, Numa Pompilio – di origine Sabina – gli succedette. Ricordato come un re pacifico, introdusse le fondamentali istituzioni religiose e sociali, molte delle quali con regole davvero assai severe. Aveva un unico “punto debole”: si era innamorato di una ninfa, con la quale passava del tempo passeggiando e amandola nei boschi. Egeria, una delle Camene, era una ninfa di sorgente e viveva in una grotta nascosta e occultata alla vista da un impraticabile sentiero nel mezzo di un boschetto, ai piedi del Celio. Durante i suoi convegni notturni con Numa Pompilio, lo avrebbe ispirato nell’istituzione del calendario e del collegio sacerdotale dei pontefici, dove Numa era nominato Pontefice Massimo, con il compito di vigilare sulla morale pubblica e garantire le regole sacre. Alla morte del re, che aveva un’età avanzata, la ninfa Egeria si disperò così tanto da indurre la dea Diana, venerata nel bosco dell’Ariccia, a trasformarla in una fonte, dove la ninfa si sarebbe “sciolta in lacrime” per il dolore.

Incisione di Bartolomeo Pinelli – Numa Pompilio riceve le leggi dalla Ninfa Egeria